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Testimonianza Ezio

Egli e’ stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquita’;

il castigo per cui abbiamo pace e’ caduto su di Lui e mediante le sue ferite, noi siamo stati guariti.”

IS 53:5

   Pace del Signore.

Mi chiamo Ezio. Il Signore mi ha fatto la grazia di salvarmi con tutta la mia famiglia 3 anni fa. Ora, ogni mattina quando mi sveglio il mio primo pensiero va a Lui e la gioia di saperci salvati, mi rafforza. Oggi però non voglio parlarvi di questo ma vorrei farvi meditare del sacrificio di Gesù sulla croce.

Un mese fa ho subito un infortunio sul lavoro. Cadendo da una altezza di 4 metri ho rotto il calcagno sinistro. Portato al pronto soccorso, mi è stata diagnosticata la frattura scomposta pluriframmentata del calcagno sx.

Sono stato trattenuto quindi ricoverato subito in attesa di operazione che si è svolta qualche giorno dopo. In sala operatoria dopo accurata e dolorosa anestesia spinale, sono pronto per essere operato. L’operazione durerà 3 ore, ma alla fine il chirurgo mi rassicura dicendomi che e’ andato tutto bene anche se l’osso era spappolato. Mi dà alcuni cenni di comportamento per i prossimi giorni e poi mi dice: “appena arrivi in camera fatti dare l’antidolorifico che ti ha prescritto l’anestesista perchè terminato l’effetto dell’anestesia, potresti sentire un po’ di male.

Appena arrivo in camera chiedo subito all’ infermiera che mi venga somministrato il medicinale. L’infermiera si appresta ad appendere al trespolo delle flebo il flacone già preparato con scritti i nomi dei tre antidolorifici tra cui la morfina per il 60%. Regola la dose sulla pompa elettronica: 5 ml./ora. “È già un bel cocktail” commenta l’infermiera. Il miscuglio inizia ad entrarmi in vena. Sono tranquillo. il peggio è passato.

Al mio capezzale mia sorella e mio cognato mi parlano di tante cose per distrarmi da questo momento demoralizzante. Dovrò stare fermo per due mesi a letto. Intanto l’effetto dell’anestesia sta finendo e inizia a farmi male il piede operato. Prima degli spilli poi degli spilloni poi delle spade mi penetrano nel calcagno trapassandomi il muscolo del polpaccio e passandomi per il nervo sciatico arrivano all’inguine. Un male lacerante. Cosa mi succede? non sono attaccato alla morfina? quanto scorre? il dolore aumenta, sembra che le spade vadano avanti e indietro, tagliando e straziando la carne. Mi lamento. I muscoli delle braccia si tirano, le mani si chiudono a pugno, gli addominali si contraggono, per attutire le staffilate che mi arrivano dritte al cervello. Fa male, troppo male.

Il respiro si fa affannoso, il cuore batte sempre di più per portare più sangue là dove sono stato operato ma sbaglia perchè cosi’ peggiora la situazione. I miei lamenti allertano l’infermiera che entra in camera e chiedendomi se mi fa così tanto male mi aumenta la dose a 8 ml./ora. ” adesso ti passerà” mi dice. Invece il male aumenta ancora, il respiro si fa più veloce, sbuffo come una locomotiva, come una donna che sta partorendo, vorrei strapparmi la gamba, la allontano per cercare di allontanare il male ma quello è sempre li a straziarmi. Le fitte mi stanno togliendo le forze, non ce la facco più a sopportare questo dolore.

È troppo anche per me. Sono abituato a rompermi ogni tanto ma questo è troppo. I miei lamenti si fanno forti, diventano urla. Mi sentono nelle altre camere. Ora tutti sanno che sto soffrendo come un cane.

Continuo a sbuffare e a contorcermi. Mia sorella allibita da tanta sofferenza non parla più. Non ha piu’ parole di conforto. Sono finite quando ha iniziato a sentire le mie urla e non può fare niente. Anche l’infermiera ha sentito e corre da me. Mi guarda con tanta pena, poi aumenta ancora la dose: 10 ml./ora; di più non si può. Niente, non accenna a passare. Sto perdendo le forze mi sento che sto per svenire. Dalla mia bocca esce una voce rotta dallo sfinimento: “Signore perdonami, Signore aiutami tu, non farmi soffrire così, aiutami!”. In quel momento entra ancora l’ infermiera con un altro flacone di antidolorifico che collega alla pompa elettronica alloggiata sul trespolo.

Adesso sono quattro gli antidolorifici che mi entrano in vena. succede qualcosa. il dolore si sta allontanando, il respiro si fa più calmo, il cuore rallenta i battiti , i muscoli delle braccia gli addominali e i pugni si rilasciano, un senso di sollievo mi pervade. Sono sfinito, spossato, senza più un briciolo di forze, ma ho molto meno male.

Un sonno strano mi sta prendendo; mi rimane solo un istante in cui penso: Gesù….. Signore Gesù…..! Ma quanto devi avere sofferto tu! Ti hanno inchiodato al legno mani e piedi, ti hanno trafitto il costato con una lancia, ti hanno incoronato il capo con delle spine. quanto puoi avere sofferto!!! E non avevi neppure la morfina o altri medicinali che ti potessero alleviare il dolore. E lo hai fatto per me. Per un peccatore come me che fino a ieri non ti accettava. Perdonami Gesù. Grazie Signore per il tuo sacrificio”.

Il Signore sia lodato.   Sempre                                                                                                                                                                                            Ezio